"L'uomo non smette di giocare quando invecchia,

invecchia quando smette di giocare"

2021

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E poi, dopo il primo volo, un nostro allievo scrive:
"Da anni ho l’abitudine, ogni volta che rientro da un’escursione in montagna, di raccogliere insieme a dati statistici, traccia gps ed informazioni cartografiche, un breve racconto della giornata e delle mie sensazioni.
Ho iniziato a fare lo stesso anche per il parapendio, e proprio come succede per le escursioni più belle, quelle che mi danno emozioni più forti, anche della giornata del mio primo volo ne è venuto fuori un racconto tutt’altro che breve!
I primi passi del pollo
Il primo, non si scorda mai.
Il primo non si scorda mai, l’ho sentito dire da molti quando si parla del primo volo. Nel mio caso però, al “sei pronto per volare”, a quel benestare dell’istruttore che ti fa felice come un bambino la mattina di Natale, sono seguiti diversi impedimenti che mi hanno costretto a rimandare più volte questa esperienza (contagio da Covid compreso).
Ma questo è uno sport di pazienza, mi dicevano… e fortunatamente la pazienza non mi manca.
Così prima o poi la sfiga gira, ed una mattina di bel tempo di metà dicembre, sono finalmente in decollo… e stavolta tra quelli che devono volare.
Difficile dire quante volte durante la notte, tra un pisolino e l’altro, mi sono ritrovato a ripassare la checklist o a controllare che avessi messo la sveglia al giusto orario… in preda ad una irresistibile miscela di adrenalina ed entusiasmo, di aspettativa e strizza.
Arrivo per primo (manco a dirlo) in atterraggio a Boville. Parcheggio ed inizio a cercare il decollo… lo trovo e penso che è molto meno in alto di quello di Poggio Bustone, dove ero stato a vedere i decolli tempo prima. Inizialmente la cosa mi tranquillizza, ma l’ansia mi ricorda che eventualmente, cadere da 200 metri d’altezza o da 500 non fa poi una gran differenza.
Arrivano uno dopo l’altro gli altri allievi e per ultimi (mi sembrava giusto sottolinearlo) gli istruttori. É ora, ci spostiamo in decollo.
Sono tra i primi a prepararmi, controllo tutto, più volte... mi sento quasi pronto. Faccio il fiocco e mi sposto di lato per lasciare spazio agli altri, immaginando che non sarò tra i primi a decollare. Infatti dopo il decollo di un paio di allievi che volano già da un po’, Fabio mi informa che "aspettiamo che il vento sia più frontale", riferendosi a noi che siamo al primo volo: sono in buona compagnia con Daniele e Luigi.
Guardo verso valle, verso l'atterraggio, osservo altri decollare e malgrado la mia confidenza con le altitudini e le esposizioni, un po' di agitazione si fa sentire... improvvisamente l'idea di correre verso il vuoto appeso ad una mutanda non mi sembra proprio una genialata.
Il vento resta debole e contrario ed io faccio in tempo ad accantonare i brutti pensieri, a recuperare la calma e tornare concentrato. Sono nuovamente a mio agio al punto che riesco a ricordarmi di incaricare qualcuno di filmare il decollo, non per un capriccio narcisista ma per imperativa richiesta della mia compagna, che non è potuta venire.
Dall’altro lato del decollo Marco mi incoraggia "vai Gianluca, ora tocca a te" cedendomi il posto, non me lo faccio dire due volte, guardo Fabio, che annuisce ed autorizza. Mi aiutano ad aprire la vela e mi sento così imbranato mentre sbroglio i cordini (eppure al campetto ormai lo facevo ad occhi chiusi)... alla fine sono pronto. Fabio si avvicina e mi fa il check, tutto ok…
Ormai decisamente più concentrato che spaventato mi arriva da Fabio il tanto atteso "Vai Gianluca, falla salire..."ed il pollo inizia a muovere i primi passi. Il gonfiaggio scorre in un attimo, sento come se fosse l'imbrago a sollevarsi e non io a spingerlo, in un attimo non ho più la terra sotto i piedi ed è come se non ci fosse mai stata. In un attimo, sono solo felice.
All'improvviso capisco che non è un salto nel vuoto, che quel vuoto in realtà è pieno d'aria, e che in quell’aria posso galleggiarci dentro. Mi immaginavo più teso, invece sento subito come se fosse tutto assolutamente normale... la sensazione è spettacolare e capisco quello che un po' già speravo, mi sento a mio agio, questo “gioco” è mio!
Il volo va come immagino qualsiasi primo volo, qualche virata, poi smaltimento ad otto (costantemente radio-guidato da Fabio prima e da Lampa poi) e chiudo con un atterraggio decente, anche se un po' storto (promemoria: vicino a terra viene molto meno facile tirare i comandi, per via della strizza).
Resto a tremila, raccolgo i consigli di Lampa mentre piego e mi preparo per il secondo. Torno in decollo…
Il secondo volo è tutta un’altra storia. Arrivo ed inizio a prepararmi con la stessa tranquillità con cui lo faccio al campetto. Controllo i cordini dieci volte in meno rispetto al primo volo, parlo con gli altri che mi chiedono com’è andata. Sono più rilassato.
Infatti, manco m’avesse letto nel pensiero, arriva il monito di Fabio “Ragazzi, occhio che al secondo volo ci si rilassa e si fanno le cazzate”. Ok, torno concentrato.
Il secondo decollo credo sia andato molto meglio, forse ero più consapevole. Gonfiaggio in tempi giusti, controllo fisico ma poco visivo (e su questo dovrò lavorarci), frenatina più fluida e corsa decisa… e di nuovo sono in volo.
Stavolta mi concedo il lusso di guardarmi attorno, e penso che sia la cosa più incredibile che mi sia mai capitata di provare. Penso a dove sono, a come ci sono arrivato, ed alle infinite possibilità che questo modo di vivere il cielo potrà regalarmi, il giorno che sarò diventato un buon pilota. Penso a quanto possano durare a lungo anche solo 3 minuti, quando li passi volando.
Torno a casa con un’immensa gratitudine per chi mi ha guidato fino a qui e con qualche nuovo amico. Con la consapevolezza che quell’enorme zaino nel portabagagli è il regalo più bello che potessi farmi in un periodo così difficile, con la voglia di prepararmi al meglio per realizzare quel sogno che era già ben definito, fin dalla prima telefonata al numero della scuola."
Gianluca Selli